La mente umana ha una potenza inaudita. Sa creare nuovi mondi, mappare la realtà, comprendere, spiegare, programmare, processare informazioni, memorizzarle. Assistere al flusso di pensiero di una mente efficace è un’esperienza preziosa: un volo leggero, veloce, puntuale che porta a destinazioni nuove e lascia dietro alla sua scia quasi un senso di vuoto.
Questo strumento così tipicamente umano e potenzialmente eccellente finisce però spesso col funzionare in modalità distorta: si ingolfa, si inceppa, si annebbia, si riempie di rumore inutile. Lo invadono preoccupazioni e immagini di scenari disastrosi, idee confuse, considerazioni ininterrotte che bloccano decisioni, liste di cose da fare, giudizi, confronti. Un 𝙧𝙪𝙢𝙤𝙧𝙚 𝙞𝙣𝙘𝙚𝙨𝙨𝙖𝙣𝙩𝙚 che cattura la nostra attenzione e limita la nostra libertà di pensare.
A cosa dobbiamo questa disfatta? Come possiamo tornare ad avere una mente silenziosa ed efficace?
Se il rumore di sottofondo prende il sopravvento è solo perché la nostra testa è rimasta sola, separata dal resto del nostro corpo. Nell’illusione di darle tanto potere, l’abbiamo isolata dal sistema a cui appartiene, dalla ricchezza dell’esperienza a cui sarebbe naturalmente collegata.
𝐿𝑎 𝑔𝑟𝑎𝑛𝑑𝑒 𝑠𝑓𝑖𝑑𝑎 𝑝𝑒𝑟 𝑐ℎ𝑖 𝑖𝑚𝑝𝑎𝑟𝑎 𝑞𝑢𝑒𝑠𝑡𝑎 𝑝𝑟𝑜𝑓𝑒𝑠𝑠𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑒̀ 𝑠𝑖𝑙𝑒𝑛𝑧𝑖𝑎𝑟𝑒 𝑖𝑙 𝑟𝑢𝑚𝑜𝑟𝑒 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑚𝑒𝑛𝑡𝑒 attraverso la capacità di espandere la propria attenzione a tutto il corpo: solo così sarà possibile percepire l’intensità della realtà e non la sua interpretazione.
Solo se siamo silenziosi mentre lavoriamo con le persone possiamo davvero percepirle e possiamo creare le condizioni perché anche la persona che stiamo toccando impari il 𝙨𝙞𝙡𝙚𝙣𝙯𝙞𝙤. Solo quando la mente abita un corpo attento e connesso può pensare rapidamente, sapere cosa fare prima di saperlo, connettere, mappare, comunicare in modo preciso: solo quando le menti sono parti del corpo è possibile imparare davvero.
Elogio della mente – da chi lavora col corpo

